Absent Presences: Sittichai Maikupandin e la street photography del vuoto

C’è una domanda che attraversa silenziosa l’intera produzione di Sittichai Maikupandin, fotografo di strada di Bangkok: cosa resta di una città quando sottraiamo la sua narrazione più ovvia? La sua serie Absent Presences prova a rispondere non con affermazioni ma con sospensioni. Le immagini che si muovono nello spazio incerto tra ciò che è visibile e ciò che è stato, deliberatamente o per caso, lasciato fuori dal fotogramma.

foto Absent Presences Sittichai Maikupandin

Una poetica della sottrazione Absent Presences

Il titolo stesso della serie è un ossimoro programmatico: “presenze assenti”. Nelle parole dell’autore, il lavoro non aspira a raccontare una storia completa della città, ma fluttua tra presenza e assenza, invitando chi guarda a notare ciò che manca tanto quanto ciò che c’è. Non è la città in sé l’oggetto della rappresentazione, quanto piuttosto le tracce frammentate della presenza umana. È una dichiarazione di metodo che rifiuta l’impulso documentario classico della street photography: quello che cerca il gesto, l’incontro, l’aneddoto urbano, per orientarsi verso qualcosa di più affine alla poesia visiva. Così appare l’indizio al posto della scena, l’eco al posto dell’evento. Maikupandin offre uno spazio per domande e immaginazione invece di spiegazioni, esplorando ciò che rimane invisibile, non detto o non riconosciuto.

Absent Presences tailandia Sittichai Maikupandin

La vita di Sittichai Maikupandin

Per capire Absent Presences bisogna tornare al percorso del suo autore. Nato e cresciuto nel centro di Bangkok, Maikupandin si avvicina alla fotografia da adolescente, ma un infortunio agli occhi lo costringe a interrompere la pratica per diversi anni. Il ritorno avviene nel 2018, dopo aver scoperto il lavoro del fotografo thailandese Taveepong, un episodio che riaccende in lui un’urgenza visiva mai sopita, e da quel momento la sua ricerca di strada diventa sistematica e quotidiana.

Nelle sue prime fotografie utilizza un obiettivo 35mm, l’obiettivo classico per chi vuole “stare dentro” la scena urbana. Ma è il passaggio all’85mm a definire il suo stile maturo: una lente più stretta, più selettiva, che lo costringe a isolare dettagli minimi, invece di abbracciare l’intera composizione caotica. È un cambiamento ottico che diventa cambiamento filosofico, dal racconto corale si passa al frammento, dalla folla al dettaglio che la folla lascia indietro.

Le sue influenze dichiarate, Siegfried Hansen e Saul Leiter, si riconoscono immediatamente in questa scelta: entrambi fotografi che hanno fatto della geometria, del colore filtrato e della stratificazione visiva uno strumento per trasformare la strada in superficie pittorica, più che in cronaca. Nel 2025 la serie Absent Presences è stata finalista ai LensCulture Street Photography Awards.

Absent Presences fotografia di strada tailandia tailandese fotografo Bangkok Sittichai Maikupandin

La superficie e come assenza

Quello che rende interessante Absent Presences nel contesto della fotografia di strada contemporanea è il suo rifiuto di mostrare Bangkok nella sua versione più immediatamente riconoscibile: il caos, la densità, il colore acceso del traffico e dei mercati. Maikupandin cerca invece angoli di quiete, linee che si ripetono, ombre, oggetti lasciati a metà tra l’uso e l’abbandono. Questa scelta non è soltanto estetica. In una metropoli che cresce, si trasforma e a tratti cancella se stessa, fotografare l’assenza diventa un atto quasi politico. Le immagini non denunciano, non spiegano: si limitano a registrare lo spazio lasciato vuoto da un corpo che non c’è più nell’inquadratura, o forse non c’è mai stato, e a chiedere allo spettatore di completare il pensiero.

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Stilisticamente, Absent Presences lavora su pochi elementi ricorrenti: superfici riflettenti, ombre nette, oggetti isolati su sfondi neutri, frammenti architettonici che suggeriscono una presenza appena trascorsa. È una fotografia che rallenta lo sguardo invece di catturarlo, che chiede contemplazione invece di riconoscimento immediato.

In questo, Maikupandin si inserisce in una linea di street photography asiatica contemporanea che si allontana progressivamente dal modello “decisive moment” per abbracciare un registro più meditativo, vicino alla fotografia concettuale.

Maikupandin dimostra che la strada, anche quando appare deserta o periferica, continua a parlare, basta accettare di ascoltare ciò che non viene detto esplicitamente. In un’epoca fotografica satura di immagini che vogliono dire tutto e subito, il lavoro di questo fotografo thailandese ci ricorda il valore, raro, della reticenza.

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