Le sperimentazioni in bianco e nero di Ray K. Metzker

“I fotografi sono vittime di una grande paradosso seguono l’impermanente per renderlo permanente”

Ray K. Metzker è considerato uno dei grandi maestri della fotografia Americana. Il lavoro di Metzker si caratterizzata per l’uso bipolare del bianco e nero. Positivo e negativo, speranza e disperazione, singolo e multiplo si mescolano nella fusione creativa. Attraverso l’uso sperimentale del ritaglio, delle immagini multiple e di altre invenzioni formali, il fotografo statunitense ha esplorato le opzioni per trasformare il vocabolario della fotografia.


Nato a Milwaukee il 10 settembre 1931, Ray K. Metzker inizia a fotografare all’età di quattordici anni. Dopo aver studiato arte al Beloit College in Wisconsin (nel 1953) e fotografia presso l’Istituto di Design dell’Illinois Institute of Technology a Chicago (nel 1959), Metzker si dedica all’insegnamento presso il Philadelphia College of Art (1962-1980), l’Università del New Mexico (1970-1972), e il Columbia College di Chicago (1980-1983). Nel 1983 lascia l’insegnamento, al fine di fotografare a tempo pieno. Vince due volte la borsa di studio John Simon Guggenheim Memorial (1966 e 1979) e la National Endowment for the Arts (1974 e 1988). Le sue fotografie sono state esposte in più di 47 mostre individuali.


Metzker ha dedicato la sua carriera ad esplorare le potenzialità formali della fotografia in bianco e nero. Le sue foto oscillano tra diverse opzioni di tecnica; partono dalla tradizionale immagine di creazione individuale, per avventurarsi verso la composizione di più fotogrammi, producendo risultati sconcertanti e gradevoli che inducono, spesso, lo spettatore a chiedersi cosa sia realmente ritratto in una foto.


L’opera di Metzker si fonda sull’osservazione attenta della strada e la successiva manipolazione del fotogramma in camera e in camera oscura. Una delle sue tecniche era quella di mettere delle carte bianche o altri oggetti davanti alla telecamera per disturbare le scene del mondo reale e ricreare delle astrazioni audaci. La sua preoccupazione per il formalismo è legata ad un’umanità che si reinventa attraverso i suoi molti metodi di lavoro. Attraverso la sovrapposizione dei negativi o delle foto in collage, il fotografo statunitense ottiene immagini che modificano la nozione stessa di spazio e che sfiorano l’astrattismo.

Le sue sono fotografie possono essere visualizzate come un campo unificato di visione e allo stesso tempo richiedono di essere divise per non indurre alla confusione spaziale. Creano puzzle artificiali che si incastrano con una fluidità sorprendente nella rappresentazione di un linguaggio fatto di una fotografia netta e precisa, sempre accompagnata dalla luce particolare che solo il talento sa dare.

A partire dagli anni 70, Metzker e’ tornato ad un approccio tecnico semplice e al terreno familiare delle strade dei centri urbani. Le immagini del fotografo statunitense sono da ombre secche e un senso di isolamento e frammentazione. Morto all’eta’ di 83 anni, Metzker ha costruito, nell’arco della sua carriera, immagini indelebili che spingono lo spettatore ad esaminare e decifrare il frammento visuale, alla ricerca di un misterioso cammino di scoperta.

 

 

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