La fotografia di Anders Petersen

La fotografia di Anders Petersen è ossessionata dall’essere umano, dall’enigma che lo accompagna e dalla solitudine e la profondità dei sentimenti.

La vita di Anders Petersen

Anders Petersen è nato nel 1944 a Stoccolma, in Svezia. Studia fotografia con Christer Stromholm, presso la scuola di fotografia di Stoccolma. Strömholm da maestro diventa un grande amico di Petersen, accompagnandolo nel tragitto personale e fotografico.

Nel 1970 Petersen co-fonda SAFTRA, un gruppo di fotografia di Stoccolma, con Kenneth Gustavsson. Anders Petersen ha insegnato presso la scuola di Christer Strömholm ed è stato direttore della Göteborg School of Photography and Film. Il primo libro di Petersen, Gröna Lund (Green Grove), pubblicato nel 1973, è una serie ambientata in uno dei più antichi parchi di divertimento della Svezia, situato su una delle isole di Stoccolma.


Nel 1978 Anders Petersen pubblica il libro Café Lehmitz, che gli spalanca le porte del successo. Eletto Photographer of the Year al Recontres d’Arles nel 2003, Petersen insegna prima presso la scuola di Christer Stromholm e poi diventa direttore della Scuola di Fotografia e di cinema di Göteborg. Petersen prosegue la sua indagine nelle carceri, nei manicomi e nelle case per anziani. Per un lungo periodo, vive in una prigione di massima sicurezza per fare le fotografie del libro Fangelse (1984).Il fotografo svedese ha tenuto numerose mostre in Europa e in Asia.

Il libro Café Lehmitz

Nel 1967, Petersen inizia a fotografare le notti tra prostitute, travestiti, ubriachi, amanti e tossicodipendenti in un bar di Amburgo, chiamato Café Lehmitz. Immagini avvolte da una sorta di tristezza poetica, dove la morte appare sempre presente, pronta a sbucare e farsi largo per prendere il sopravvento della scena.

Noto per la sua capacità di trovare un linguaggio comune con perfetti sconosciuti, il fotografo svedese riassume perfettamente la sua peculiarità: “Io so che per fare buone foto è necessaria la giusta distanza, devo avere un piede dentro e un piede fuori, il mio problema è che, alla fine, ho sempre due piedi dentro!“.

Un progetto che dura tre anni che dà vita ad un libro pubblicato otto anni dopo, nel 1978, da Schirmer / Mosel in Germania, comparso in Francia nel 1979 e in Svezia nel 1982, che viene considerato fondamentale nella storia della fotografia europea.

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Lo stile fotografico di Anders Petersen

Anders Petersen redige un ritratto commovente di una umanità alla deriva, rivelandone attraverso l’intensità delle sue immagine, non solo le situazioni di emarginazione, quanto piuttosto i sentimenti sommersi.

Il lavoro del fotografo svedese, si caratterizzata per l’uso di un bianco e nero contrastato. Fotografa con una Contax T3, un obiettivo 35 mm e pellicole con sensibilità ISO 400, rivelando egli stesso il materiale scattato.

Il corpo di lavoro, spesso duro, ma sempre poetico, ci costringe a riflettere su situazioni e persone che la maggior parte di noi di evita a priori, focalizzandosi sulla tenerezza, la bellezza e l’umanità comune che ci contraddistingue. Al di là delle differenze, le persone risultano unite dal filo comune dei sentimenti.

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Per conoscere altri grandi fotografi

Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.Se volete vedere il lavoro dei grandi maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.

La frase di Anders Petersen

“Chi sono io? La risposta a queste domanda non è molto importante, perché la domanda stessa è più interessante di qualsiasi risposta. Vorrei saperne di più di me stesso e degli altri, dei sogni, degli incubi, le ferite e i ricordi che ci assillano. La fotografia è una sorta di filosofia che riesco a trovare dentro di me. Non è una religione, anche se suona come se lo fosse. La fotografia è incontrare le persone in un viaggio per capire me stesso”.

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