Esistono posti che cambiano lentamente, e altri che sembrano trasformarsi nel giro di una notte. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Duemila, l’Asia ha vissuto una delle metamorfosi urbane più radicali della storia moderna: demolizioni, nuove skyline, quartieri cancellati, identità ridefinite. In questo scenario, spesso raccontato attraverso numeri, economia e geopolitica, si è mosso il lavoro del fotografo Greg Girard.
Canadese di nascita ma asiatico per vocazione, Girard è diventato uno dei più importanti testimoni visivi di Hong Kong, Shanghai e Tokyo nel momento in cui la modernità cominciava a divorare il passato.
Questo articolo ripercorre la carriera e i progetti più significativi di Girard, analizzando lo stile di un lavoro capace di trasformare la città in racconto e il cambiamento in storia.
Biografia
Greg Girard (nato a Vancouver nel 1955) è un fotografo canadese che ha trascorso gran parte della sua carriera documentando le città dell’Asia. Si avvicina alla fotografia da studente liceale: un corso di design grafico a scuola gli fa scoprire la camera oscura, così acquista la sua prima reflex e passa i fine settimana a esplorare il centro di Vancouver con il treppiede, fotografando la città anche di notte. In seguito studia fotografia all’Emily Carr College of Art and Design e realizza i suoi primi progetti sull’ambiente urbano della sua città natale.
Affascinato dall’Oriente, nel 1974 Girard compie il primo viaggio ad Hong Kong. Due anni dopo arriva a Tokyo per quella che doveva essere solo una breve tappa, ma finisce per rimanerci quattro anni. Di giorno insegna inglese per mantenersi, mentre di notte vaga con la macchina fotografica tra le insegne al neon di Shinjuku, innamorandosi della surreale modernità metropolitana giapponese. Questa immersione nella Tokyo della “bubble era” (il boom economico anni ’80) rafforza il suo stile e alimenta la sua fascinazione per le scene urbane notturne. All’inizio degli anni ’80 Girard si trasferisce poi a Hong Kong, dove decide di stabilirsi a partire dal 1982. Nella metropoli asiatica lavora come tecnico del suono per la BBC e quindi come fotografo freelance, iniziando a collaborare con importanti testate internazionali; dal 1987 fino ai primi anni 2000 realizza reportage editoriali per riviste come Time, Newsweek, Fortune, Forbes, Elle, Paris Match, Stern e The New York Times Magazine. Nel 1998 si sposta a Shanghai, che diventa la sua base operativa per oltre un decennio (fino al 2011). Dopo quasi trent’anni trascorsi in Asia, nel 2011 Girard rientra a Vancouver, dedicandosi principalmente ai suoi progetti personali e alla pubblicazione di libri fotografici.
Lo stile fotografico di Greg Girard
Nel panorama della fotografia contemporanea, Greg Girard occupa una posizione peculiare. Definirlo semplicemente un fotografo “urbano” sarebbe riduttivo, perché il suo lavoro non si limita a rappresentare la città: la interpreta come un organismo vivo, una struttura che assorbe e restituisce le tensioni della modernità. Girard non cerca lo spettacolo dell’architettura né l’evento sensazionale, ma si concentra su ciò che, nelle metropoli asiatiche, è destinato a sparire: quartieri demoliti, atmosfere che si dissolvono, identità urbane che cambiano pelle con una velocità impressionante. Le sue fotografie si trasformano così in una forma di memoria visiva, sospesa tra la bellezza e il senso di perdita.
Uno degli aspetti più riconoscibili del suo stile è l’idea che la città non debba fungere da semplice sfondo. In molte immagini l’ambiente urbano diventa il vero protagonista: strade, insegne, corridoi, palazzi e interni dialogano tra loro come se fossero parte di un’unica narrazione. Le persone, quando presenti, raramente dominano l’inquadratura. Più spesso appaiono come figure di passaggio, piccoli elementi immersi nel paesaggio, oppure rimangono fuori scena, lasciando che siano gli spazi a parlare.
Il tratto forse più iconico, però, resta la sua predilezione per la notte. Nelle fotografie di Girard la notte non è soltanto un momento della giornata, ma un linguaggio. È lo spazio ideale in cui la modernità urbana si rivela con più forza, grazie alla luce artificiale che modella i luoghi e ne intensifica il carattere. L’illuminazione di insegne e lampioni, le dominanti cromatiche, i riflessi su superfici bagnate e la presenza frequente di foschia o pioggia. La città notturna diventa un luogo di sospensione, quasi una realtà parallela in cui gli oggetti sembrano più importanti delle azioni e le strade assumono un’atmosfera cinematografica.
Questa sensazione di cinema è potenziata dall’uso del colore. Girard non cerca una resa neutra, non lavora per fedeltà cromatica. Al contrario, lascia che le dominanti della luce urbana diventino parte integrante della scena, fino a trasformarsi in materia emotiva. Il verde acido, il magenta, il blu elettrico, l’arancio dei lampioni al sodio entrano nella fotografia come fossero suoni, odori, temperature. Guardando queste immagini, spesso si ha l’impressione di percepire fisicamente l’ambiente: l’umidità di Hong Kong, l’aria densa di Shanghai, le strade illuminate in modo innaturale del Giappone notturno.
Nonostante la complessità dei luoghi che fotografa, Girard dimostra anche una notevole disciplina compositiva. Le sue immagini mantengono quasi sempre un equilibrio interno, un ordine visivo che riesce a far convivere densità e chiarezza. Anche quando l’ambiente è caotico o sovraccarico di elementi, l’inquadratura guida lo sguardo con rigore, sfruttando linee, griglie architettoniche, profondità e stratificazioni. Questo controllo rende la sua fotografia particolarmente efficace sul piano narrativo: non si limita a mostrare la città, ma la rende leggibile, quasi esplorabile.
Girard ha fotografato le metropoli asiatiche in un momento storico cruciale, quello in cui la modernità accelerata ha cominciato a cancellare interi pezzi di passato. Progetti come Phantom Shanghai o City of Darkness mostrano con forza questa vocazione. Non sono solo reportage o raccolte estetiche, ma vere e proprie operazioni di archivio culturale. Girard fotografa sapendo che ciò che ha davanti non durerà, che l’immagine sarà presto l’unica traccia sopravvissuta di un luogo, di un’atmosfera, di un modo di vivere la città.
In un’epoca in cui la fotografia urbana rischia spesso di ridursi a estetica decorativa, il suo lavoro ricorda una verità fondamentale: fotografare una città significa, in qualche modo, fotografare il tempo. E la notte, nei suoi scatti, diventa il luogo in cui questo tempo si rende visibile.
Le opere fotografiche più celebri
City of Darkness: Life in Kowloon Walled City è il libro che nel 1993 porta Girard all’attenzione internazionale. Realizzato in collaborazione con l’architetto Ian Lambot, questo progetto documenta la celebre Kowloon Walled City di Hong Kong – un agglomerato urbano anarchico tra i più densi al mondo – poco prima che venga demolita nel 1993. Girard inizia a fotografare la Walled City alla fine degli anni ’80, avventurandosi di notte in quel labirinto di vicoli sovraffollati e guadagnandosi pian piano la fiducia (o quantomeno l’indifferenza) dei residenti. Le sue immagini offrono un ritratto vivido e ravvicinato di questa enclave unica, mostrando scorci di vita quotidiana in condizioni estreme. Il volume diventa rapidamente la testimonianza di riferimento su quel microcosmo urbano scomparso, il “libro di record” della Kowloon Walled City dopo la sua distruzione. Nel 2014 Girard e Lambot pubblicano un’edizione aggiornata intitolata City of Darkness Revisited, che riprende quel lavoro influente arricchendolo con nuovi saggi, interviste, mappe e fotografie inedite.
No products found.
Phantom Shanghai è un progetto realizzato durante la permanenza di Girard in Cina negli anni 2000. Pubblicato nel 2007 con la prefazione dello scrittore cyberpunk William Gibson, questo libro ritrae Shanghai all’alba del XXI secolo, colta nel mezzo di una trasformazione urbana rapidissima e spesso brutale. Girard fotografa i vecchi quartieri storici della città proprio nel momento in cui vengono spazzati via per far posto a una nuova megalopoli di grattacieli, arrivando spesso “pochi minuti prima delle ruspe” sul luogo dello scatto. Le sue immagini, dai colori intensi e dall’atmosfera malinconica, vengono elogiate per il loro valore documentario e artistico: Phantom Shanghai viene inserito dal quotidiano The Independent tra i dieci migliori libri fotografici mai pubblicati. Gibson definisce queste fotografie “documenti di un mondo scomparso”, per la loro capacità di testimoniare un’era della città ormai svanita.
Tokyo-Yokosuka 1976–1983 è una raccolta di fotografie scattate in Giappone negli anni ’70 e nei primi anni ’80, quando un giovane Girard vive a Tokyo. Pubblicato solo nel 2019, questo volume riunisce immagini di un Giappone pre-boom economico, ancora intriso di atmosfere anni ’70: si passa dalle strade di Tokyo illuminate da insegne al neon ai bar e ai vicoli attorno alla base navale americana di Yokosuka. Rivisto decenni dopo, questo corpus di foto assume un importante valore storico, perché offre uno sguardo su due “correnti” storiche che si incrociano: da un lato il declino dell’influenza statunitense nel dopoguerra e dall’altro l’emergere di una metropoli asiatica destinata a diventare il paradigma della città del futuro. Tokyo-Yokosuka 1976–1983 consegna allo spettatore un affascinante spaccato di un’epoca di transizione, fatto di dettagli di quotidianità nella Tokyo di fine anni ’70 colti poco prima che la modernità ridisegni completamente il volto della città.
Per conoscere altri fotografi contemporanei
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito web di Greg Girard avere una visione completa della sua opera. Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografiavi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.
Condividi:
- Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
- Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
- Fai clic per condividere su Telegram (Si apre in una nuova finestra)
- Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)
- Fai clic qui per inviare l'articolo via mail ad un amico (Si apre in una nuova finestra)





