Dorothea Lange: Maestri della fotografia

Dorothea Lange è una fotografa considerata come la madre della fotografia sociale americana. Il contributo documentaristico della grande depressione fa di Dorothea Lange una figura di riferimento della storia della fotografia.

La vita 

Dorothea Lange nasce a Hoboken, nel New Jersey, il 26 maggio 1895. Cresciuta in una famiglia di classe media, è educata sin da piccola alla letteratura e alle arti creative. L’infanzia di Dorothea è segnata da due episodi. All’età di sette anni contrae la poliomielite, che le causa un deficit permanente alla gamba destra. Riguardo alla sua condizione diceva: “la polio è la cosa più importante che mi sia accaduta, mi ha formato, mi ha guidato, mi ha insegnato, mi ha aiutato e mi ha umiliato”. Cinque anni più tardi, i suoi genitori divorziano; Dorothea che non perdonerà più il padre, decide di assumere il cognome della madre: Lange.

Affascinata dalle arti, studia fotografia a New York con Clarence White e collabora con diversi studi, tra i quali , quello del celebre Arnold Genthe. Nel 1918 parte per una spedizione fotografica attraverso il mondo, per fermarsi al ritorno a San Francisco, dove apre un studio.

Scioccata e commossa dai disastrosi risvolti socio-economici della Grande Depressione, inizia un lavoro di documentazione dei disperati lungo le strade delle cittadine della California. Il suo lavoro attira l’attenzione della Rural Resettlement Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi (in seguito l’FSA, Farm Security Administration), che la assume per realizzare reportage che svelassero la situazione che stava affrontando l’America agli americani stessi. Le sue foto durante questo periodo rivelano una profonda comprensione, compassione e sensibilità verso la gente e le miserie umane.

Nel 1935, dopo il divorzio dal primo marito, sposa l’economista e docente universitario Paul Schuster Taylor che diviene parte integrante dei suoi reportage, contribuendo con interviste, raccolte di dati e analisi statistiche. Nel 1941, Dorothea Lange viene premiata con la Guggenheim Fellowship per eccellenza nella fotografia. Tuttavia, dopo Pearl Harbor (quando i cittadini giapponesi americani furono costretti nei campi di internamento), ha rinunciato al premio e ha dedicato i suoi sforzi per documentare l’ingiustizia degli internati giapponesi-americani.

Dorothea Lange maestri della fotografia

Terminata la guerra, inizia un intenso lavoro con la rivista Life e intraprende diversi viaggi in Asia, Sud America e Medio Oriente. Di rilevante importanza è il suo ruolo di cofondatrice della Fondazione e della rivista Aperture nel 52. Muore nel 1965, pochissimi giorni prima dell’inaugurazione della sua più grande retrospettiva al Museum of Modern Art di New York, per un cancro all’esofago. I suoi archivi sono conservati presso l’Oakland Museum of California.

Lo stile delle fotografie di Dorothea Lange

Le immagini realizzate da Dorothea Lange, costituiscono un enorme patrimonio sociologico-visuale sugli effetti della Grande Depressione sui comuni cittadini. Il suo lavoro ha documentato i suoi soggetti con grande sincerità e emozione, fotografando l’ingiustizia sociale al fine di sensibilizzare la politica. Molte delle fotografie documentali di Lange prendono in prestito le tecniche del lessico del modernismo, con angoli drammatici e composizioni dinamiche, al fine di produrre immagini sorprendenti e fragili dei suoi soggetti. Tuttavia, si ha l’impressione che non superino mai l’attenzione dagli stessi, e sottilmente dirigano lo spettatore ad un nuovo apprezzamento della condizione dell’individuo.

Dorothea Lange fotografa

Il lavoro fotografico di Dorothea Lange, attraverso una trama che si rende evidente con i frammenti, ha dimostrato che le opere d’arte e i documenti non si escludono reciprocamente e che si possono combinare per produrre immagini che rimangono indelebili.

La foto Migrant Mother (Madre Migrante)

Questa fotografia, nota col nome di Migrant Mother (Madre Migrante), è considerata come un’immagine iconica della Grande Depressione. Dorothea Lange scattò la celebre immagine a Nipomo, nell’Imperial Valley, nel marzo del 1936. La fotografa americana si trovava nei pressi di un campo che ospitava oltre duemila braccianti. All’aver notato sul bordo della strada, in una tenda, una donna con alcuni bambini, la Lange si avvicinò per scattare qualche foto della scena. Esattamente sei foto. Una di queste, Migrant Mother, divenne una delle immagini più famose del XX secolo.

Per decenni l’identità e la storia dei personaggi della foto rimasero avvolte nel mistero. Nel 1978, un giornalista del Modesto Bee trovò la Migrant Mother, rintracciarndola in un parco roulotte fuori da Modesto, in California. Il suo nome era Florence Owens Thompson; aveva 75 anni. Lange aveva promesso a Thompson che il suo nome non sarebbe mai stato pubblicato, perché la Thompson voleva risparmiare ai suoi bambini l’imbarazzo. Nello scatto originale, conservato presso la Library of Congress di Washington è visibile un dito di una mano, in basso a destra. Scomparso successivamente, attraverso ritocco in camera oscura, nella foto che è stata diffusa attraverso la stampa.

madre migrante foto Dorothea Lange

La citazione

“La macchina fotografica è uno strumento che insegna alle persone come vedere senza la macchina”…”Il mio particolare modo di fotografare si basa su tre regole. Prima: non toccare. Qualunque cosa fotografi non infastidisco, non altero, non accomodo. Seconda: il senso del luogo. Qualunque cosa fotografi cerco di farla apparire come parte dell’ambiente, come radicata in esso. Terza: il senso del tempo. Qualunque cosa fotografi cerco di far vedere che è inserita nel passato o nel presente”.

Per conoscere altri Fotografi Famosi..

Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.

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